Ransomware: cosa fare (e cosa non fare) nelle prime ore dopo un attacco
Isolare senza spegnere, chi chiamare, le notifiche al Garante e al CSIRT, il riscatto e come ripartire dai backup.
In questo articolo 6 sezioni
In breve
- Nelle prime ore dopo un attacco ransomware la priorità è isolare, non spegnere tutto e non cancellare nulla.
- Servono subito tre contatti: chi gestisce l’IT, chi decide in azienda e, se ci sono dati personali, chi segue la privacy.
- Pagare il riscatto non garantisce di riavere i dati. Si riparte da backup puliti e verificati.
Una mattina i file del server hanno un’estensione strana e non si aprono. Sui PC compare un messaggio che chiede un pagamento in criptovaluta. È un attacco ransomware: un programma che cifra i dati e li rende inutilizzabili, spesso dopo averne copiata una parte che i criminali minacciano di pubblicare.
Quello che si fa nelle prime ore pesa molto sul risultato finale. Conviene averlo deciso prima, a mente fredda, e tenerne una copia stampata, perché in quel momento i file potrebbero non essere leggibili.
Prima ora: fermare la diffusione
- Scollega dalla rete i computer e i server colpiti: cavo di rete staccato, Wi-Fi spento. Se non sai quali sono colpiti, isola l’intera rete dall’esterno spegnendo il collegamento a internet.
- Non spegnere le macchine, se puoi evitarlo. In memoria possono esserci informazioni utili per capire cosa è successo e, in alcuni casi, per recuperare i dati.
- Non cancellare file, non reinstallare nulla e non lanciare programmi di pulizia trovati in rete: si rischia di distruggere le tracce e le copie recuperabili.
- Scollega i dispositivi di backup collegati alla rete, se non sono già stati colpiti.
- Fotografa con il telefono il messaggio di riscatto e annota l’ora in cui ti sei accorto del problema.
Chi chiamare
Avvisa subito chi gestisce l’informatica, interno o esterno, e chi ha il potere di prendere decisioni in azienda o nell’ente. Ci saranno scelte da fare in fretta: fermare la produzione, avvisare clienti, coinvolgere consulenti legali.
Se l’attacco ha riguardato dati personali, ed è quasi sempre così, il GDPR prevede la notifica al Garante entro 72 ore da quando si viene a conoscenza della violazione, salvo che sia improbabile un rischio per le persone. Se la tua organizzazione rientra nella NIS2, la prima segnalazione al CSIRT Italia va fatta entro 24 ore. È utile anche sporgere denuncia alla Polizia Postale.
Controlla anche se hai una polizza contro i rischi informatici: molte prevedono un numero da chiamare subito e un team di esperti già incaricato.
Una regola da non dimenticare: durante l’emergenza non usare la posta aziendale per coordinarvi, perché potrebbe essere sotto il controllo degli attaccanti. Usate telefoni e un canale alternativo concordato prima.
Pagare il riscatto?
Le autorità e gli esperti lo sconsigliano. Pagare non garantisce di ricevere una chiave funzionante, né che i dati copiati vengano davvero distrutti, e segnala l’organizzazione come un bersaglio che paga. In più finanzia chi ha attaccato. La strada da preferire è il ripristino da backup che l’attacco non ha raggiunto.
Ripartire
Prima di ripristinare bisogna capire come sono entrati: un accesso remoto senza autenticazione a più fattori, un’email di phishing, un sistema non aggiornato. Se la porta resta aperta, l’attacco si ripete pochi giorni dopo.
- Si ripristina su sistemi puliti o reinstallati, non sopra quelli infetti.
- Si usano backup precedenti all’intrusione, che spesso inizia giorni o settimane prima della cifratura.
- Si cambiano tutte le password, partendo da quelle di amministratore e degli accessi remoti.
- Si tiene traccia di ogni passo, per le notifiche alle autorità e per l’eventuale assicurazione.
Prepararsi prima, quando è tutto tranquillo
Il lavoro che fa la differenza si fa prima dell’attacco. Un piano di risposta di due pagine, con nomi, numeri di telefono e decisioni già prese. Backup con una copia che nessuno può cancellare, provati con regolarità, come spieghiamo nell’articolo sulla regola 3-2-1. Autenticazione a più fattori su posta e accessi remoti. Aggiornamenti installati con costanza e un monitoraggio che segnali le anomalie.
Se vuoi preparare il piano di risposta della tua organizzazione o verificare che i backup reggano a un attacco, possiamo farlo insieme. Trovi i dettagli nella pagina cybersecurity.

