Password in azienda: perché un password manager conviene più di un foglio Excel
Il riutilizzo delle password è il rischio più sottovalutato. Cosa dicono le linee guida attuali e come introdurre un password manager.
In questo articolo 6 sezioni
In breve
- Il problema più grave delle password in azienda è il riutilizzo: una sola violazione apre molte porte.
- Le linee guida attuali preferiscono password lunghe e uniche a regole complicate e cambi forzati ogni 90 giorni.
- Un password manager aziendale risolve il problema e permette di gestire bene anche l’uscita di un collaboratore.
Il file Excel condiviso con tutte le password dell’ufficio. Il post-it sotto la tastiera. La stessa password, con un numero diverso alla fine, usata per la posta, il gestionale, il portale della banca e il sito del corriere. Sono abitudini comuni, e ognuna è un regalo per chi cerca un modo per entrare.
Il vero problema è il riutilizzo
Ogni anno vengono violati siti e servizi di ogni tipo, e gli elenchi di email e password rubate finiscono in vendita. Chi li compra li prova in automatico su altri servizi: posta, accessi remoti, piattaforme di e-commerce. Se un collaboratore usa la stessa password per un sito di acquisti e per la casella aziendale, la violazione del primo diventa un accesso al secondo.
Per questo la regola più importante è anche la più semplice: una password diversa per ogni servizio. Nessuno può ricordarne cinquanta, ed è qui che entra in gioco il password manager.
Cosa dicono oggi le linee guida
Le raccomandazioni internazionali più seguite, come quelle del NIST statunitense, sono cambiate rispetto a dieci anni fa:
- conta soprattutto la lunghezza: una frase di quattro o cinque parole è più robusta e più facile da ricordare di otto caratteri con simboli;
- le password vanno controllate contro gli elenchi di quelle già violate o troppo comuni;
- il cambio obbligatorio a scadenza fissa non è più consigliato, perché spinge a variazioni prevedibili come “Estate2025!” e “Autunno2025!”: la password si cambia quando c’è il sospetto che sia stata compromessa;
- dove possibile, si aggiunge l’autenticazione a più fattori.
Cosa fa un password manager
È un archivio cifrato che genera e conserva password lunghe e diverse per ogni servizio e le compila al posto tuo. Ricordi una sola password principale, robusta e protetta dal secondo fattore, e il resto lo gestisce lo strumento.
Nella versione aziendale offre funzioni che un foglio Excel non avrà mai:
- cartelle condivise per reparto, con permessi diversi: l’amministrazione vede le credenziali della banca, il magazzino no;
- registro di chi ha visto o modificato una credenziale;
- avvisi se una password salvata compare in una violazione nota o è usata in più servizi;
- revoca immediata degli accessi quando un collaboratore lascia l’azienda.
Il momento in cui si vede la differenza è l’uscita di un dipendente. Con il file condiviso bisognerebbe cambiare tutte le password che conosceva, e quasi nessuno lo fa. Con il password manager si disattiva il suo account e si cambiano solo le credenziali più delicate a cui aveva accesso.
Come introdurlo in azienda
- Scegli una soluzione pensata per le aziende, con gestione centralizzata e possibilità di recupero dell’accesso se qualcuno dimentica la password principale.
- Parti dalle credenziali condivise più delicate: banca, PEC, portali fiscali, accessi amministrativi ai sistemi.
- Elimina il vecchio file condiviso solo dopo aver migrato tutto, e cambia le password che vi erano scritte.
- Spiega ai colleghi come usare l’estensione del browser e l’app sul telefono: se è comodo, lo usano.
Le credenziali dei sistemi
Un capitolo a parte sono le password di amministratore di server, firewall, NAS e router. Devono essere uniche, conservate in modo sicuro e note a più di una persona di fiducia, così l’azienda non dipende da un solo tecnico. Se a gestirle è un fornitore esterno, il contratto deve prevedere che restino di tua proprietà, come spieghiamo nell’articolo su come scegliere un consulente IT.
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